Tutto comincia qualche settimana fa, con l'acquisto alla Feltrinelli barese di tre libri: il famoso "Gomorra" di Roberto Saviano, "I versetti satanici" di Salman Rushdie, "Picatrix: la scala per l'inferno" di Valerio Evangelisti.
Una bella triade dunque, composta da un libro di cui si è parlato molto, un altro che mi ha incuriosito grazie alla quarta di copertina che ricordava la condanna a morte dell'autore a causa della blasfemia del testo, e infine da un terzo che mi mancava per completare la saga di Eymerich.
Partiamo da Gomorra: si tratta di un saggio più che di un romanzo - nonostante Wikipedia lo inserisca in quest'ultimo genere - che, come penso tutti sapete, analizza il fenomeno camorra. Stilisticamente però mi ha lasciato un po' perplesso quando vengono citate le vicende delle varie dinastie camorristiche in determinati paesi: in poche righe appaiono nomi, cognomi e soprannomi di cinquanta persone diverse, e non è raro perdersi tra tutti questi, lasciandosi sfuggire i "meccanismi" che l'autore racconta.
In ogni caso è un libro da leggere, almeno per prendere coscienza del dolore che attraversa tutta una regione di cui spesso ci si dimentica.
Arriviamo al bello ora: "I versetti satanici", di Salman Rushdie. Il titolo pare alludere in maniera nemmeno tanto velata al Corano, opera ritenuta umana e non dettata da Dio. Evito discussioni sul senso di tutto ciò solo per mancanza di tempo, e vi sconsiglio subito di leggerlo.
A prescindere, dicevo, dalle opinioni che il romanzo voglia esprimere, "I versetti satanici" non si lascia per nulla leggere: la storia è strampalata, incomprensibile, piena zeppa di battute e termini in inglese, indiano e quant'altro, senza contare i numerosi salti che fa da una vicenda all'altra.
La storia, giusto per darvi una infarinata, parla di due uomini che diventano l'uno una specie di Satana, l'altro l'incarnazione dell'arcangelo Gabriele... può sembrare interessante, peccato che sia descritta malissimo e in maniera tale da ridurre la voglia di leggere a 0.
Di solito infatti termino un libro in una settimana, massimo dieci giorni, ma per terminare questo ci ho messo più di un mese, senza contare che spesso ho continuato a leggere solo perchè speravo che la storia potesse dimostrarsi più interessante...