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Non so voi, ma per quanto mi riguarda i fumetti sono uno spasso, anzi, una nuova arte.
Inutile rievocare tutto quanto si è scritto in loro difesa, mi basterà ricordare una frase, il cui autore purtroppo mi sfugge, con la quale si tentò di dimostrare al mondo quanto ci fosse di artistico in un fumetto:
"I fumetti sono la via di mezzo tra il cinema o la pittura e la letteratura: il lettore assiste ad un "film disegnato" dando la voce che meglio crede ai protagonisti, inventando i rumori scritti nelle onomatopee e, cosa ancora più importante, sforza la propria fantasia ogni istante in quel momento chiave che passa tra una vignetta e l'altra: è lì che il lettore immagina, rende viva, muove la gamba del disegno per farla poi posare nel posto segnato nel disegno successivo."
In questo periodo sto letteralmente uscendo fuori di testa per un fumetto italianissimo, disegnato e ideato da Leo Ortolani: Rat-Man, la storia di un supereroe sfigato, un derelitto della società che tenta di salvare il mondo e la propria città. Inutile dire che per ogni vignetta c'è da ridere come pazzi, ed io non sono uno che ride per poco, vabbè, ho magari un umorismo particolare, ma vi giuro non basta poco a farmi ridere.
Comunque, qui c'è un assaggio:

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Spesso i fumetti vengono denigrati, posti in secondo piano rispetto ad arti "maggiori" quali il cinema, la letteratura.
Questo perchè la maggior parte della gente pensa che i fumetti raccontino solo storie destinate ad un pubblico di ragazzini, o comunque storie che non riescano mai a raggiungere un certo piano di liricità.
Questo mio post vuole dimostrare il contrario, citando un dialogo tra Lucifero e Sogno, nella storia "La stagione delle nebbie" del fumetto "Sandman", i cui testi sono di Neil Gaiman.
In questo passo la liricità raggiunge toni altissimi, quali non si trovano neanche in alcuni film o libri che pretendono di far parte della schiera delle arti maggiori.L'argomento toccato è delicatissimo, arduo da offrantare e struggente: è Lucifero che parla, ormai stanco della sua vita da custode e principe dell'Inferno, confidando a Sogno la sua storia e il desiderio di lasciare il regno degli inferi. Un dialogo che, se affrontato in maniera meno preciso dall'autore, avrebbe rischiato di far emergere echi di satanismo: ma Neil Gaiman riesce a comporre tale dialogo evitando che il lettore fraintenda, evitando che il Lucifero non risulti altro che un personaggio a cui fa raccontare una storia triste, struggente, ma pur sempre una storia.
Ovviamente i disegni riescono ad esaltare tutto ciò, rappresentando di volta in volta Lucifero e Sogno, soli, nell'inferno, o Lucifero disperato per la propria caduta e via dicendo.
Lucifero: "Tu mi conosci, Sogno, mi conoscevi quando ero ancora un angelo. Com'ero?"
Sogno: "Eri orgoglioso, Samaele. Ma eri anche molto bello, e saggio...e passionale."
Lucifero: "Davvero?Si...si, è vero. Mi prendevo a cuore tante di quelle cose. Mi lasciavo coinvolgere. Nel freddo dei primordi. Nella Città d'argento.
Credo fosse quella la ragione per cui tutto andò storto. Sai...ancora mi chiedo quanto tutto fosse previsto. Di quante cose Lui fosse al corrente prima che succedessero.
Pensavo di essere un ribelle, di stare sfidando la Sua legge. No...stavo solo realizzando un altro piccolo segmento del Suo magnifico e poderoso disegno. Se io non mi fossi ribellato lo avrebbe fatto un altro al mio posto. Raguel, forse, oppure Sandalphon.
Cedemmo, io e i miei compagni d'armi. Un caduta incessante, remota, e dopo un tempo incalcolabile trovammo rifugio in questo luogo.
E sapevo che non sarei mai più ritornato in paradiso...
[...]
E i mortali? Ti chiedo...perchè? Dimmelo! Perchè?"
Sogno: "<Perchè> cosa, primo tra i caduti?"
Lucifero: "Perchè danno la colpa a me per tutti i loro fallimenti? Usano il mio nome come se trascorressi intere giornate appollaiato sulle loro spalle, costringendoli a commettere azioni che considererebbero altrimenti ripugnanti. <Il diavolo me l'ha fatto fare.> Io non ho mai costretto nessuno a fare niente. Mai.
Vivono le loro minuscole vite, io non vivo al posto loro. E poi muoiono, e vengono qui (poichè hanno trasgredito contro ciò che credevano giusto) ed esigono che noi realizziamo il loro desiderio di pena e castigo.
Non sono io a chiamarli qui.
Parlano di me come di uno che se ne va in giro a comprare le anime come una pescivendola nei giorni di mercato, senza chiedersi mai il perchè.
Io non ho bisogno di anime. E come si può possedere un'anima?
No. Essi appartengono a loro stessi...solo che odiano dover ammetterlo.
Ebbene si, mi sono ribellato. Accadde tanto tempo fa. Quanto tempo devo scontare per quell'unica azione? Adesso è finita. Li ho mandati tutti via, gli abitanti dell'inferno."
Sogno: "Dove...li hai mandati?"
Lucifero: "Via...non m'importa dove siano andati, paradiso, limbo, terra, i regni remoti. Chi lo sa? Ma non torneranno più qui.
L'inferno è finito."
Sogno: "E che cosa farai adesso?"
Lucifero: "Non lo so, ad essere sincero, signore dei sogni, non ci ho pensato. Non potrei ritornare alla Città d'argento neppure se lo desiderassi. Non potrei mai più essere un angelo...
L'innocenza, una volta persa, non si recupera più."
Tratto da "La stagione delle nebbie" - Sandman, testi di Neil Gaiman.
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Questo blog e` dedicato a me stesso, a coloro a cui ho voluto bene, a coloro che mi vogliono davvero bene, a coloro che mi apprezzano, a coloro che lo hanno fatto o lo faranno. Al mio Amico e ai miei Angeli che mi guardano dal Cielo. E' dedicato anche a una famiglia in particolare, vi adoro :)