Oggi ho ripreso tra le mani un libro che ho letto quando avevo la bellezza di 18 anni. E ho anche rivisto una foto del mio 18 anni, l'ho scannerizzata, volevo metterla sul blog, ma dato che avevo un viso cattivo, antipatico e odioso, evito di metterla qua. Ma questa è un'altra storia.
Il libro si chiama "Il danno", di Josephine Hart.
L'ho sfogliato, riletto in alcune parti, e ne sono rimasto ancora una volta colpito. Credo che lo rileggerò a breve, sia per tuffarmi ancora in quella storia, sia per vedere che effetto mi fa leggerlo ora a distanza di 7 anni, a distanza di una cultura letteraria più solida di quella precedente, a distanza di numerose esperienze.
E' un libro tragico, spaventosamente tragico. Proprio per questo lo adoro. Ha un qualche residuo della classica tragedia greca, è fortemente nichilista e in più lo stile con il quale è scritto sembra essere ipnotico.
La storia è quella di una famiglia borghese al cui interno fa la sua comparsa la ragazza del figlio. Tra il padre di famiglia e tale ragazza si instaura un legame che non è ridotto solo al sesso; è un legame molto più profondo. Lo si capisce, lo dice il protagonista stesso, quando Anna, la ragazza, fa la sua prima apparizione: i due si riconoscono, e l'uomo sà che sta per entrare in un vortice spaventoso.
Se vi va leggetelo, non voglio rovinarvi il finale.
In compenso riporto una delle ultime frasi del libro che letta così, da sola, non lascia nulla, ma letta dopo aver vissuto la storia di Stephen e Anna diventa carica di significato.
"Per quelli di voi che ne dubitano: questa è una storia d'amore.
E' finita."