Non è vero che le fiabe non esistono.
Ma come ogni favola che si rispetti ci sono sempre orchi, streghe cattive e sortilegi.
E spesso noi non siamo abbastanza principi azzurri o principesse per sconfiggerli.
Una frase che mi ripeto spesso, per imparare dai miei errori, per sperare che sia vero.
E per sperare che anche gli altri lo capiscano.
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La filosofia mi ha sempre dato ai nervi, tant'è che ai tempi del liceo elaborai una simpatica concezione per ogni filosofo.
Ecco quindi a voi una mia breve ma utile storia della filosofia in 10 minuti:
I primi filosofi furono Talete, Anassimandro e Anassimene ,chiamato così perchè rimase vergine a vita, e altri vari ed eventuali.
Costoro si divertivano a cercare l'origine del mondo nei quattro elementi: chi nell'aria, chi nell'acqua o nel fuoco o nella terra, il tutto senza un vero motivo ma per il semplice gusto di andarsi l'uno in culo all'altro: daltronde è risaputo che gli antichi greci erano leggermente effeminati.
Talete invece è simpaticamente ricordato per la profonda frase "Conosci te stesso", forse perchè aveva profonde crisi d'identità e si dimenticava il suo nome e cognome.
Dopo di che giunse Parmenide, che si impose all'attenzione mondiale affermando che "L'essere è e il non essere non è." vincendo la medaglia d'oro nelle olimpiadi delle banalità.
Ben piu' simpatico era Zenone, che andava in giro per la Grecia a proporre quiz senza risposta (noti come paradossi), scommettendo che nessuno sarebbe stato in grado di rispondere e truffando quindi i suoi poco accorti compaesani.
Democrito scoprì l'atomo senza microscopi e per questo fu pieno di onori, frizzi e lazzi; Eraclito invece inventò solo i "Panta rei" (termine divenuto in seguito Pantaparei, ovvero pantaloni leggeri da mare), ma nessuno se lo cagò mai e per questo era sempre incazzato col mondo.
A parte c'era Pitagora, uno che si divertiva a costruire quadrati sui cateti, e che non s'è mai capito cosa avesse a che fare con la filosofia.
Venne poi l'era di Socrate: egli affermò di non sapere, proprio per questo inventò la Maieutica, ovvero l'arte di rompere l'anima al prossimo facendogli domande su domande, ed ancora oggi ci si chiede allora perchè cavolo al liceo si è costretti a studiare i discorsi di un ignorante.
Platone poi scrisse una infinità di opere, basate tutte sul concetto delle idee: infatti oggi nessuno ha IDEA di che cosa egli abbia voluto dire.
Si giunse quindi ad Aristotele, uno che descrisse minuziosamente tutto l'universo.
Senza azzeccare nulla.
Le sue teorie furono prese a modello per secoli e fu un idolo per quel credulone di Dante.
Poi vi fu Epicuro, che distinse il piacere in cinetico e catastematico, ma mai nessuna persona al mondo ha mai detto di aver provato un orgasmo "catastematico", e per questo nessuno piu' si caga Epicuro.
Vi furono poi secoli e secoli in cui l'uomo pensò bene che fosse più divertente fare guerre e non pensare a boiate, fino all'epoco di Machiavelli che era sempre incazzato perchè gli scrivevano il nome con due C, e che fu in grado di giustificare con la sua dialettica ogni tipo di malefatta, sentendosi sempre con la coscienza a posto. Ma mi piace pensare che ora sia nell'inferno, punzecchiato con un forcone da belzebù che gli dice: "E ora giustificami questo!"
Anche Martin Lutero e Giordano Bruno erano sempre nervosi: il primo perchè gli sbagliavano a mettere l'accento, l'altro perchè gli scambiavano il nome col cognome. Bruno fu inoltre l'unico filosofo ad azzeccare qualcosa, e fu per questo giustamente messo al rogo.
Cartesio, che somigliava un po' a D'Artagnan vinse invece il premio idiozia affermando che "Penso dunque sono": un po' come dire che una rosa è un fiore quindi è rossa. Riporto dunque la frase di un suo concittadino: < O carissimo Cartesio, dato che questa pietra non pensa, essa non esiste: ordunque se te la lanciassi sul cranio non ti arrecherebbe alcun dolore. Ebbene tieni allora, bestia!>. Egli veniva infatti ricoperto di ogni sorta di inguria e di sputazzi.
Venne poi Pascal, famoso per la sua scommessa con Dio. Scommessa che perse, e quindi Dio lo rese, a giusta ragione, abominevole all'aspetto.
Gli altri filosofi dell'epoca erano caratterizzati ognuno da una peculiarità: Bacone adorava il prosciutto, Hobbes era in sovrappeso, Spinoza era un tipo pungente, Leibniz era semplicemente un gran rompicoglioni.
Gianbattista Vico parlava invece di corsi e ricorsi storici. Infatti il suo pensiero, gira e rigira, era sempre una gran rottura di scatole.
Si arrivò dunque a Kant, uno che non sapeva far altro che criticare e categorizzare, tant'è che non fu mai apprezzato da nessuno, se non da Hegel, un altro bel soggettone che criticava anch'egli da mane a sera.
Nell '800 troviamo Marx, uno a cui non fu spiegata l'esistenza di lamette da barba ne' di forbici da capelli: il suo demerito fu quello di essere il leader di una setta di giovani punkabbestia amanti delle stelle rosse, delle falci e dei martelli.
Dopo di che si arrivò al volenteroso Schopenhauer, il quale ipotizzò che l'amore fosse soltanto una scusa per trombare. Per tale ragione non trovò mai nessuna donna che avesse desiderio di copulare con lui.
Ancor più sfigato fu Nietzsche che decise di perdere la verginità in un bordello, ma si beccò per questo una malattia che lo portò alla follia. Iniziò dunque a prendersela con tutto e con tutti, ma dato che nessuno se lo filava egli reagì illudendosi di essere superiore.
Fu apprezzato da altri matti come lui, ad esempio Hitler, e dai fumettisti che grazie a lui inventarono Superman.
A concludere questa triade di depravati ecco Freud. Un maniaco sessuale che se fosse vissuto oggi avrebbe dato filo da torcere a Tinto Brass.
Ci sarebbe da aggiungere Sartre, ma essendo io stato assente quei giorni di scuola non ho nulla da dire a riguardo, se non che assomigliava vagamente a Piero Chiambretti.
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Avrei voglia di scrivere qualcosa di piu' serio, ma per stasera non ne ho testa.
Pubblico solo questa mia gif glitterata. Se la volete usatela pure, l'importante è che almeno mi lasciate un commento di ringraziamento.
A domani mattina.

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Mannaggia voi che non mi avete votato in massa. E così la mia Cika è arrivata solo seconda su www.progettoghiaia.splinder.com
Vabbè...sarà per una prossima volta.
Ma rimane comunque la piu' bella.
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Spesso i fumetti vengono denigrati, posti in secondo piano rispetto ad arti "maggiori" quali il cinema, la letteratura.
Questo perchè la maggior parte della gente pensa che i fumetti raccontino solo storie destinate ad un pubblico di ragazzini, o comunque storie che non riescano mai a raggiungere un certo piano di liricità.
Questo mio post vuole dimostrare il contrario, citando un dialogo tra Lucifero e Sogno, nella storia "La stagione delle nebbie" del fumetto "Sandman", i cui testi sono di Neil Gaiman.
In questo passo la liricità raggiunge toni altissimi, quali non si trovano neanche in alcuni film o libri che pretendono di far parte della schiera delle arti maggiori.L'argomento toccato è delicatissimo, arduo da offrantare e struggente: è Lucifero che parla, ormai stanco della sua vita da custode e principe dell'Inferno, confidando a Sogno la sua storia e il desiderio di lasciare il regno degli inferi. Un dialogo che, se affrontato in maniera meno preciso dall'autore, avrebbe rischiato di far emergere echi di satanismo: ma Neil Gaiman riesce a comporre tale dialogo evitando che il lettore fraintenda, evitando che il Lucifero non risulti altro che un personaggio a cui fa raccontare una storia triste, struggente, ma pur sempre una storia.
Ovviamente i disegni riescono ad esaltare tutto ciò, rappresentando di volta in volta Lucifero e Sogno, soli, nell'inferno, o Lucifero disperato per la propria caduta e via dicendo.
Lucifero: "Tu mi conosci, Sogno, mi conoscevi quando ero ancora un angelo. Com'ero?"
Sogno: "Eri orgoglioso, Samaele. Ma eri anche molto bello, e saggio...e passionale."
Lucifero: "Davvero?Si...si, è vero. Mi prendevo a cuore tante di quelle cose. Mi lasciavo coinvolgere. Nel freddo dei primordi. Nella Città d'argento.
Credo fosse quella la ragione per cui tutto andò storto. Sai...ancora mi chiedo quanto tutto fosse previsto. Di quante cose Lui fosse al corrente prima che succedessero.
Pensavo di essere un ribelle, di stare sfidando la Sua legge. No...stavo solo realizzando un altro piccolo segmento del Suo magnifico e poderoso disegno. Se io non mi fossi ribellato lo avrebbe fatto un altro al mio posto. Raguel, forse, oppure Sandalphon.
Cedemmo, io e i miei compagni d'armi. Un caduta incessante, remota, e dopo un tempo incalcolabile trovammo rifugio in questo luogo.
E sapevo che non sarei mai più ritornato in paradiso...
[...]
E i mortali? Ti chiedo...perchè? Dimmelo! Perchè?"
Sogno: "<Perchè> cosa, primo tra i caduti?"
Lucifero: "Perchè danno la colpa a me per tutti i loro fallimenti? Usano il mio nome come se trascorressi intere giornate appollaiato sulle loro spalle, costringendoli a commettere azioni che considererebbero altrimenti ripugnanti. <Il diavolo me l'ha fatto fare.> Io non ho mai costretto nessuno a fare niente. Mai.
Vivono le loro minuscole vite, io non vivo al posto loro. E poi muoiono, e vengono qui (poichè hanno trasgredito contro ciò che credevano giusto) ed esigono che noi realizziamo il loro desiderio di pena e castigo.
Non sono io a chiamarli qui.
Parlano di me come di uno che se ne va in giro a comprare le anime come una pescivendola nei giorni di mercato, senza chiedersi mai il perchè.
Io non ho bisogno di anime. E come si può possedere un'anima?
No. Essi appartengono a loro stessi...solo che odiano dover ammetterlo.
Ebbene si, mi sono ribellato. Accadde tanto tempo fa. Quanto tempo devo scontare per quell'unica azione? Adesso è finita. Li ho mandati tutti via, gli abitanti dell'inferno."
Sogno: "Dove...li hai mandati?"
Lucifero: "Via...non m'importa dove siano andati, paradiso, limbo, terra, i regni remoti. Chi lo sa? Ma non torneranno più qui.
L'inferno è finito."
Sogno: "E che cosa farai adesso?"
Lucifero: "Non lo so, ad essere sincero, signore dei sogni, non ci ho pensato. Non potrei ritornare alla Città d'argento neppure se lo desiderassi. Non potrei mai più essere un angelo...
L'innocenza, una volta persa, non si recupera più."
Tratto da "La stagione delle nebbie" - Sandman, testi di Neil Gaiman.
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Perfetto. Ora il mio blog ha una nuova veste grafica definitiva; più che altro ho scelto i colori denitivi per le colonne laterali.
Ho aggiunto anche la possibilità di ascoltare alcuni secondi delle canzoni trance che più mi piacciono, sperando che vi possa interessare.
Non ho capito come evitare che la canzone si ripeta all'infinito, e per questo ho preferito disabilitare l'autostart, quindi se siete interessati, bhe, spingete Play su "Potete Ascoltare" nella colonna destra.
La canzone scelta per questi giorni è Nemo Itome, splendido esempio di canzone elettronica dolce e "graffiante" allo stesso tempo: ascoltatela, ne vale la pena.
Qui sotto inserisco invece un mio lavoro in Paint Shop Pro, giusto per abbellire il più possibile il blog.

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Ho deciso di scrivere una recensione per ogni libro che leggerò, anche se sicuramente incorrerò in un gran numero di critiche, dato che spesso i miei gusti non sono in sintonia con quelli di gran parte dei lettori comuni.
Parto dunque dal libro che ho appena terminato di leggere, Arcodamore, di Andrea De Carlo.
Il mio punto di vista è molto simile a quello di gran parte dei critici letterari dagli albori della letteratura fino ad oggi: un libro per me deve offrire diletto o spunti di riflessione, meglio ancora se li offre entrambi.
Sul piano "dilettuoso" Arcodamore offre ben poco: la storia d'amore che si crea tra il protagonista, Leo, e Manuela sembra percorrere le orme del clichè della donna inarrivabile che puntualmente si innamora del protagonista. A fare da cornice a tutto ciò ci sono una serie di personaggi collaterali analizzati poco e nulla: come ad esempio l'ex ragazzo di Manuela, che dovrebbe forse prendere il ruolo di antagonista , ma finisce invece per occupare semplicemente pagine inutili ai fini del raccondo, o come il cugino di Leo, ed apro una piccola parentesi ricordando quando da bambini c'era sempre qualcuno che, una volta esauriti argomenti di dialogo all'interno di una conversazione, sentendosi in difficoltà esordiva con "Mio cugino...", frase ripetuta numerosissime volte nel libro.
Anche i protagonisti del racconto vengono analizzati in maniera sommaria: se di Manuela riusciamo a cogliere qualcosa, anche se mi pare ancora una volta troppo scontato far risalire i problemi della donna ad un padre e un fratello che non l'apprezzavano a pieno, ed anche se di tutto ciò si parla in maniera sommaria, del passato di Leo riusciamo a capire davvero poco, e questo non fa altro se non far apparire il personaggio decontestualizzato; eppure Arcodamore non mi pare affatto un libro del genere che acquisti in valore lasciando il lettore libero di meglio inquadrare i suoi personaggi.
Arcodamore, a mio avviso, non offre nemmeno spunti di riflessione. Unica eccezione è un dialogo tra i due protagonisti in cui si paragona ogni storia d'amore ad un arco che , una volta percorso sino in cima, permetta solo di essere ridisceso: paragone molto azzardato e lontano di molto dalla realtà.
In conclusione tale opera mi ha lasciato poco e deluso molto. Mediocre.
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Da quando il primo uomo ha posto piede sulla terra non ha fatto altro se non appiccare fuochi, creare templi e innalzare castelli per la sua gloria.
Ha poi creato macchine più veloci, ha sverginato il suolo lunare e creato computer più potenti per illudersi potente.
Tutto questo senza mai capire che la vera forza non è fuori, ma nella mente di ognuno di noi.
Scritto una notte d'inverno, guardando il cielo.
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Sono davvero stufo di sentir ripetere sempre le solite cose, i soliti preconcetti, le solite stronzate.
Non bastavano le fesserie dette da gabry Ponte in un'intervista sulla Rai qualche settimana fa, ovvero che la droga è quasi scomparsa dal mondo della musica italiana e ne rimangono solo poche tracce all'interno della cultura techno, ci si mettono anche i giornalisti ora.
Oggi, undici novembre, ore 14.00, telegiornale regionale pugliese: "Sequestrate a Bari 15'000 pasticche di sostanze stupefacenti destinate ai giovanissimi nei rave party."
La gente a volte prima di parlare dovrebbe ragionare cento volte, infatti : Concludo scrivendo due righe della canzone "Ecstasy" di Atb, davvero azzeccate. "You really are my ecstasy, My real life fantasy"
Prima considerazione: In tutta Bari e provincia il fenomeno musicale elettronico è a livelli molto prossimo allo zero, tant'è che non ci sono locali dove si suoni musica techno, trance, hardcore, figuriamoci se esistono rave party.
Seconda considerazione: Come si può fare a dire che "erano destinate ai giovanissimi dei rave party"? Forse venivano distribuite dentro scatolette al interno c'era il foglietto illustrativo con su scritto "Tenero lontano da bambini, adulti, e tutti coloro che non vanno a rave party"?
Terza considerazione: La gente che vuole consumare stupefacenti non ha bisogno di un rave per farlo, e nemmeno di musica. Può prendere pillole perfino a un compleanno di una cugina o prima di andare allo stadio o prima di una gita fuori paese. Ovunque, comunque, con o senza musica.
Quarta e ultima considerazione: Perchè quando si parla di determinati tipi di droga la si collega alla musica techno, mentre invece quando si parla di cocaina non la si collega subito alla musica house, lo stesso dicasi per la marjuana e rap e hip hop? Eppure certi fatti parlano chiaro: "Rhum e cocaina" di "Rich & Bitch" (sul cui titolo e nome del gruppo stendo un velo pietoso) continua a impazzare nonostante siano passati due anni dalla sua uscita nelle discoteche house, mentre gruppi come gli Articolo 31 incitano espressamente al consumo di erba sia nei concerti che nelle loro canzoni.
Permettersi quindi di dire determinate cose fossilizzandosi su basi, tralaltro inesistenti, purtroppo prestabilite da non si capisce chi è da idioti. La musica trance, la musica techno, non possono indirizzare la gente ad assumere allucinogeni, ma sono le persone che lo fanno indipendentemente da ciò. Chi afferma di aver bisogno di assumere qualcosa per ballare al meglio questa musica non ha capito nulla del vero senso di essa.
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Questo post è stato scritto il 29 settembre nel mio vecchio blog.
Dato che mi sono ritrovato a rileggerlo, e dato che oggi mi è stato detto di essere leggermente lunatico, ho deciso di ripostarlo qui.
In fondo pare anche abbastanza interessante, buona lettura:
Nulla è più infamante che vergognarsi delle proprie azioni oneste.
Nulla è più disonorevole che vantarsi di meriti non propri.
Inizio con queste due ottime leggi di vita perchè oggi sono nervoso: cosa alquanto normale se si pensa che fino a due ore fa ero parecchio gioioso.
In fondo ho sempre pensato che ci sia stata donata una certa quantità di ogni cosa:
una certa quantità d'amore da utilizzare nel corso della nostra vita
una certa quantità di odio da utilizzare nel medesimo tempo
un certo numero di ore di felicità
un certo numero di ore di tristezza
Ed in fondo ho sempre pensato che nascosto nelle pieghe della nostra mente, e sottolineo mente, non cervello, ci sia un omino, un angioletto, un cosa volete che egli sia, che tiene il conto di queste cose e le distribuisce un po' in ordine nel corso del tempo.
E' normale che egli nel suo libricino di conto decida di spargere un po' di tristezza se vede che in una giornata si è spesa troppa felicità, altrimenti poi ne rimane troppa di una e troppo poca dell'altra.
Ma non è tutto così semplice.
Uno dei problemi è che nessuno di noi sa esattamente quanto amore, quanto odio, quanta felicità e quanta tristezza ci siano stati assegnati.
Problema ancor piu' grave è che alcuni ricevono maggiore felicità di altri, altri ancora ricevono troppo odio e troppa felicità, il tutto ovviamente nelle combinazioni più disparate e assurde.
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Questo blog e` dedicato a me stesso, a coloro a cui ho voluto bene, a coloro che mi vogliono davvero bene, a coloro che mi apprezzano, a coloro che lo hanno fatto o lo faranno. Al mio Amico e ai miei Angeli che mi guardano dal Cielo. E' dedicato anche a una famiglia in particolare, vi adoro :)